Il futuro ha sempre fatto paura

Ad oggi mi ritrovo a pensare a ciò che potevo diventare e non sono diventata e a ciò che invece sono riuscita ad essere. Ho capito troppo tardi che potevo essere chi volevo senza dover essere quella che gli altri volevano.
Ci sono stati insegnanti che, nel corso dell’esperienza, mi hanno insegnato a
guardarmi dentro, a leggermi, a capirmi e soprattutto ad “essere”. Questo termine mi ha sempre generato caos, nella mia testa non potevo essere davvero chi volevo, ma poi quell’essere mi ha permesso di superare, muri, paure e schemi.
Mi trovo ora a scrivere, scrivere senza un senso, scrivere per esprimere un essere diverso, cambiato, maturato. Un essere che ha capito come essere.
Torno indietro nel tempo e penso a quante volte mi è risuonata in testa la domanda “che cosa vuoi fare da grande?”. Una domanda che nel tempo ha avuto milioni di risposte, milioni di risposte differenti, milioni di cambiamenti. Cambiamenti, crescite, ripensamenti e sogni che forse, ancora oggi non si sono avverati.
Sono sempre stata combattuta se pensare in grande o rimanere sempre con i piedi per terra; uscire dagli schemi mi ha sempre terrorizzato, impaurito e forse rimanere con i piedi per terra era la soluzione migliore. Le risposte si alternavano fra quello che mi suggeriva l’ambizione e quello che la realtà voleva che fossi. Gli anni passavano, le idee cambiavano, cambiavano ogni giorno tra l’incertezza e la paura di fallire. Una parte di me mi suggeriva di essere quello che gli altri avrebbero sempre voluto che fossi. Che fossi come quel lui di cui ho sempre temuto un giudizio, una critica. Quel lui che mi ha fatto studiare in qualunque posto e a qualunque ora del giorno e della notte. Ho fatto corse, ho superato i miei limiti per poter apparire agli occhi degli altri come quella “perfetta”, la studiosa, l’ambiziosa.
La persona che ha lottato durante il liceo, durante l’università per poter essere quella “che non sbaglia mai”. Troppo tardi ho guardato dentro di me per leggermi, per ascoltarmi e per far uscire la vera me, quella piena di paura, goffa, insicura e con il terrore di essere abbandonata. Non sbagliare è stata la corda dell’equilibrio, non sbagliavo e stavo in piedi, non sbagliavo e mi sentivo invincibile.
Gli occhi però mi mostrarono una realtà diversa, tutti sbagliano e sbagliare è umano, un voto non fa la persona che sei. Ci ho messo anni per capire e
comprendere che il mio valore era oltre, oltre un voto, oltre un peso sulla bilancia, oltre un sorriso sbagliato, oltre una parola in più.
Ci ho messo anni per abbattere muri, o meglio per abbattere quella muraglia che mi ero costruita intorno per proteggermi. Negli anni ho capito che volevo proteggermi solo da me stessa, dalla mia storia, dal mio passato. Quando affronti tutti i tuoi demoni può finalmente mostrarti pura e libera da tutto il resto e puoi essere senza limiti. Ho potuto finalmente sognare e staccarmi dai mie schemi matematici che scandivano le mie giornate. Liberarsi da tutto per essere finalmente quella che sono.
Un consiglio che mi sento di trasmettere è di imparare a guardare, guardare gli altri, ascoltarli, leggere le loro storie per potersi arricchire e capire così cosa voler essere. Ho visto occhi più sicuri dei miei, ho visto voglia di esprimersi, occhi privi di paura – occhi diversi dai miei, perché i miei di occhi sono sempre stati pieni di timore e paura di esprimersi, di mostrarsi. Ho guardato gli altri per poter guardare me, per potermi guardare davvero. Ho incontrato sguardi, storie diverse che mi hanno permesso di leggere i miei occhi e le mie storie. Ho capito chi volevo essere confrontandomi, osservando e seguendo il mio cuore. Quel cuore che molte volte mi ha fatto scegliere strade sterrate, dolorose ma emozionanti che mi hanno fatto sentire viva, viva davvero. Bisogna imparare a guardare la luce, quella luce che ci allontana dalla quotidianità, da quella routine che spaventa, la luce che ti permette di essere, di sentire e di percepire gioie e dolori davvero. Bisogna smettere di lasciarsi vivere, vivere dagli eventi o da quello che scelgono gli altri per te, per un bene che probabilmente nemmeno conoscono. Bisogna uscire dall’ovatta della vita, bisogna sentire, sentirsi, ascoltarsi. Virginia Wolf mi ha cambiato la vita, riesce a trasmettere ciò che sta al di fuori del “non essere”, ossia riesce a trasmettere quello che sta fuori “dall’ovatta della quotidianità della vita”. Ci sono dei momenti, delle scosse, che ti allontanano dal “non essere” e ti permettono di ritrovarti in una fase di “essere”. Guardare la luce mi ha permesso di distaccarmi dalla mia routine, e mi ha permesso di sentire davvero.
Come sempre mi sono dilungata troppo in discorsi che forse non hanno un inizio e nemmeno una fine. Vorrei farti capire, a te che stai leggendo, che nel corso degli anni cambierai milioni di idee su chi vorrai diventare, cambierai centinaia di lavori prima di capire quel’è il tuo posto. Vorrei insegnarti a guardarti dentro e ascoltare solo la tua voce, quella voce interna, quella voce vera. Vorrei insegnarti ad essere prima di pensare di essere sbagliato. Vorrei insegnarti di guardare, di guardare sempre tutto e capire che ci sono sfumature diverse, e che ogni sfumatura è bella e speciale perché unica. Vorrei insegnarti a non vergognarti mai di dire, di
esprimerti, di amare. Vorrei tante cose, ma so che è giusto sbagliare, piangere, fallire. Tutto è umano e niente è perfetto. Se potessi tornare indietro inseguirei sempre i miei sogni, quei sogni che ho tenuto per anni chiusi in un cassetto. Il tempo però mi ha permesso di fare tanti giri, tanti errori, tanti cambiamenti per essere davvero quella che sono sempre stata.
Il consiglio che mi sento di trasmettere e di dare ai nuovi “lavoratori” è quello di intraprendere sempre la strada desiderata, quella che sentite davvero dentro, quella che è vostra; seguite il cuore perché vi permetterà di essere sempre oltre la routine, la quotidianità, vi permetterà di sentire davvero, di essere puri, di una purezza limpida, non macchiata da quello che gli altri vorrebbero che tu fossi.
Si te stesso, sempre. Arricchisci il tuo sguardo di nuovi sguardi, di nuova luce. La diversità, i racconti degli altri, le diverse prospettive, i diversi occhi arricchiscono sempre il vostro racconto e permettono di essere, essere davvero.