Salite su un autobus, su un treno, andate in un parco o semplicemente camminate per strada.

Guardatevi attorno, osservate chi vi circonda a farete ben presto una spiacevole scoperta: nessuno sguardo incrocerà il vostro, nessuno tenderà la mano per presentarsi a voi. Quegli sguardi e quelle mani saranno impegnate a scorrere veloci su tastiere di smartphone e tablet.

Ebbene si, questi siamo noi. “Schiavi” di una tecnologia che tanto ci dà quanto tanto ci toglie, ancora prima che noi stessi possiamo rendercene conto.

Ogni giorno la tecnologia va avanti, corre veloce inarrestabile. È come se ci trovassimo davanti ad un’enorme scalinata e ogni qualvolta crediamo di essere giunti al traguardo, giriamo l’angolo e scopriamo l’esistenza di una nuova rampa di scale ancora tutta da percorrere. Ed è in quel preciso momento che ci chiediamo se davvero esiste un traguardo, un punto di arrivo. La tecnologia procede allo stesso modo: ogni giorno ci ritroviamo a scoprire un mondo tutto nuovo, nuove funzioni sui nostri cellulari, nuove app che ci consentono oramai di fare qualsiasi cosa, di tenere sotto controllo ogni aspetto del mondo che ci circonda. 

È indubbio che gli aspetti positivi di questo continuo progresso tecnologico siano numerosi e persino difficile da elencarli tutti. Tutto quello che ci circonda, tutto quello che fa parte della nostra routine è oramai il frutto di quella innovazione tecnologica che guida e facilita ogni nostra azione. Così se al mattino accendiamo il cellulare in un solo secondo potremo essere aggiornati su quanto succede nel mondo, per non parlare delle innumerevoli novità che sono installate nelle abitazioni più recenti: luci che si regolano sulla base della luminosità esterna consentendoci un enorme dispendio di energia, elettrodomestici che si accendono e si spengono con semplici comandi vocali. Negli ultimi giorni poi a molti di noi sarà sicuramente capitato di guardare in tv lo spot pubblicitario di quell’oggetto elettronico che consente a una ragazza non vedente, con una semplice domanda, di capire quale sia il meteo e le temperature della giornata. Davanti a tutto questo, e a tanto altro ancora, è indubbio che se pensiamo alla tecnologia e al suo sviluppo non ci resta che restarne estasiati, entusiasti e ogni giorno sempre più piacevolmente sopresi. 

Eppure come detto prima, la tecnologia guida le nostre azioni, ma spesso – ed è forse questo l’aspetto più spaventoso – è in grado di guidare persino i nostri pensieri, la nostra mente. 

L’esempio fatto all’inizio di questo articolo non è un caso, ma è una realtà alla quale ogni giorno assistiamo. Immaginate di andare in un ristorante e noterete quanto all’arrivo di ogni portata, ancor prima di assaporare quanto ci è stato messo sotto gli occhi, la nostra prima azione – oramai inconscia e automatica – sia quella di fotografare il piatto e postarlo immediatamente su un social. Penserete che non ci sia nulla di male in tutto questo e forse un po’ avrete ragione, ma quando quell’azione diventa padrona di noi stessi allora tutto quello che c’è di positivo nella condivisione di un semplice momento di piacere, si trasforma improvvisamente nella privazione di un momento che invece avremmo semplicemente dovuto limitarci a vivere con la nostra presenza, non solo fisica, ma soprattutto mentale. Quanti sguardi perdiamo, quanti momenti speciali osserviamo attraverso lo schermo del nostro cellulare, immortaliamo ricordi fotografando ogni singolo istante importante che ci apprestiamo a vivere. Eppure io personalmente spesso mi chiedo, quel ricordo che ho deciso di fotografare, postare e condividere, io l’ho realmente vissuto?