Avete mai sentito il detto: “si apprezza quello che si ha, soltanto quando lo si perde”; questa affermazione è sacrosanta soprattutto in questo periodo. Ci possiamo chiedere, se queste parole, hanno valore in tutte le circostanze. Certamente, in questa prima parte di un anno bisestile, forse, questa frase avrebbe un impatto notevole.. o forse no.
In questo primo frangente dell’anno possiamo affermare e renderci conto che stiamo vivendo un importante avvenimento di storia dell’umanità: infatti, come ricordiamo, a Gennaio è stato dichiarato lo stato di pandemia di COVID-19.
Cosa vuol dire veramente pandemia?
Dal greco dal greco pan-demos, “tutto il popolo” è una malattia epidemica che, diffondendosi rapidamente tra le persone, si espande in vaste aree geografiche su scala planetaria, coinvolgendo di conseguenza gran parte della popolazione mondiale, nella malattia stessa o nel semplice rischio di contrarla. Tale situazione presuppone la mancanza di immunizzazione dell’uomo verso un patogeno altamente virulento.
Si, stiamo proprio vivendo una situazione che, forse, solo al cinema o leggendo qualche libro, ne avremmo potuto avere una minima visione.
Sicuramente, come tutti i cambiamenti, bisognerà riadattarsi con uno stile diverso e nuovo, modificando quindi tutte le nostre abitudini per non essere schiacciati da un nuovo ordine di sopravvivenza.
Il mondo si è fermato, tranne alcune categorie che hanno permesso all’umanità e al pianeta di rimanere attaccato ad un filo, a quello della vita.
La reazione che questa situazione ha purtroppo scaturito negli esseri umani ha una valenza a dir poco sconvolgente: siamo stati privati, a causa di una forza estremamente maggiore, della nostra libertà e, non solo per quello che riguarda la possibilità di fare un aperitivo con gli amici o una cena con la ragazza/o che più ti piace ma, siamo stati privati violentemente della possibilità di donare o ricevere un abbraccio, di dare un bacio o una semplice stretta di mano; non dimenticandoci della distanza da mantenere fra i singoli soggetti.
La quarantena avrebbe dovuto renderci tutti più umani e mettere in evidenza l’importanza del nostro tempo e di come lo utilizziamo, avrebbe dovuto farci apprezzare a fondo le persone a noi care, avrebbe dovuto quindi sensibilizzarci verso il prossimo per parlare del “noi” inteso come “tutti uniti ce la faremo” e “andrà tutto bene”, avrebbe dovuto un sacco di cose ma purtroppo così non è stato.

Infatti qualcosa è andato storto, è stato purtroppo un susseguirsi di colpi proibiti a chiunque la pensasse in modo differente dal singolo, una serie di dita puntate contro chi era diverso, un diverso legato anche semplicemente alla costituzione fisica o posizione sociale.
Ci siamo trovati davanti ad assedi alimentari in stile “attacco nucleare”, fughe mediatiche la cui veridicità delle notizie veniva messa in continua discussione da chiunque stesse lottando contro la noia della quarantena.
Voglio sperare che alcuni di noi si siano fermati un attimo e abbiamo pensato “è veramente colpa del Covid 19?”.
Io mi sento di dire NO! La risposta principale ce l’ha data inconsapevolmente il nostro pianeta. In che modo? Ad esempio, gli animali hanno iniziato nuovamente a prendersi i propri spazi, c’è stata una riduzione del 50% del monossido di carbonio nell’aria e addirittura si è registrato un calo significativo delle emissioni di CO2.
Tutti ci preoccupiamo di avere a che fare con un nemico senza volto ma, credo proprio, che se si voglia scoprire che volto abbia il Covid basterebbe guardarsi allo specchio ogni mattina.

Alessandro Caruso

Kavok Studio